24 ottobre 2017

Mercoledì 24 ottobre 2017: una delle date più significative della storia d’Italia. In particolare per il Basso Piave. Alle 2 del mattino, le truppe austro-tedesche scatenavano un’ampia offensiva nel territorio circostante la cittadina di Caporetto, oggi Kobarid, in territorio sloveno. Il fronte italiano, attestato lungo l’Isonzo, cedeva, costringendo a un ripiegamento di oltre cento chilometri, fino al Piave. Immani le perdite umane e materiali.

Pochi giorni dopo, il 4 novembre 1917, il sindaco Giuseppe Bortolotto ordinava lo sfollamento di San Donà di Piave. Quello che fino ad allora era stato un grosso centro nelle retrovie, ora sperimentava la guerra, la profuganza, la fame.

Nei giorni successivi i genieri italiani minavano gli edifici più alti della città, a partire dal suo simbolo, il campanile. Non si potevano lasciare punti di osservazione al nemico. Il 9 novembre il territorio comunale veniva occupato dalle truppe austro-tedesche. Trascorso esattamente un anno, dopo le Battaglie lungo il Piave, del Solstizio e di Vittorio Veneto, la riscossa italiana. E la vittoria.

Al centenario della battaglia di Caporetto la Città di San Donà di Piave ha dedicato una conferenza, tanto interessante quanto coinvolgente, del noto professor Alessandro Barbero. E il viaggio nella storia continuerà, nei prossimi mesi, con altri due appuntamenti in teatro dedicati rispettivamente alla vicenda dei profughi della Grande Guerra e alla Battaglia del Piave, ovvero del Solstizio.

Qualche giorno prima, ho avuto l’onore di accompagnare circa 200 ragazze e ragazzi di terza media in visita a Caporetto. È stata una delle giornate più intense e più belle della mia esperienza di sindaco.

Oltre alla visita alle trincee e ai luoghi teatro di scontri, al suggestivo museo sulla Grande Guerra, toccante è stato il momento vissuto presso il Sacrario Italiano che domina il piccolo paese di Caporetto e la valle dell’Isonzo. Al suono del Silenzio, c’è stato una sorta di ideale passaggio di consegne tra i “ragazzi del ‘99” e i millennials di questi giorni.

Come è avvenuto allora, sento che di nuovo le sorti del nostro Paese possono essere determinate dall’apporto di queste giovani vite. In maniera questa volta incruenta.

Dopo Caporetto si realizzò un grande miracolo nazionale. Quello di un dono collettivo. Dal dono della vita, di chi combatté e cadde al fronte. Al dono dell’accoglienza verso quei civili costretti ad abbandonare le loro terre, teatro di scontri, per essere ospitati da genti di altre parti d’Italia. I protagonisti di quella stagione erano in maggior parte giovanissimi. Che possono tornare ad esserlo adesso.

La nostra generazione, quella dei baby boomers, è riuscita ad arrivare sin qui. Abbiamo fatto molto. I nostri genitori, nel secondo dopoguerra, hanno costruito una nazione democratica e prospera. Noi abbiamo contribuito a pacificarla dopo i traumi degli anni Settanta e a condurla in Europa da protagonista. Ma tanto resta da fare.

Per questo sono convinto che quanto prima dobbiamo mettere questi giovani nelle condizioni di prendere le redini dell’Italia, perché sappiano fare meglio e di più di quanto siamo riusciti a fare noi.

 

 

Andrea Cereser

sindaco per San Donà di Piave

San Donà di Piave, 24 ottobre 2017