27 febbraio 2017

San Donà torna a crescere anche dal punto di vista urbanistico. Senza espandersi e senza consumo di suolo. È la tendenza che emerge dai numeri dell’anno scorso, che fotografano una realtà in felice controtendenza.

Due i dati di riferimento. Da una vivacità demografica della città che, sia pure lontana dai boom degli anni scorsi, continua a vedere crescere il numero dei suoi abitanti, grazie ai trasferimenti da altri Comuni.

L’altro è quello degli oneri di urbanizzazione, i tributi che chi realizza un immobile è tenuto a versare. Dopo un calo costante dei loro introiti, che nel 2006 ammontavano a quasi 3milioni di euro per toccare il loro minimo storico nel 2014, attorno ai 750mila, si è registrato un nuovo picco. Nel 2016 il loro totale è stato pari a circa un milione duecentomila euro. Altro elemento degno di nota: il 65 per cento dei permessi riguarda nuove costruzioni, per una volumetria complessiva di circa 50mila metri cubi. Ma si tratta quasi sempre di demolizioni e ricostruzioni, o di ampliamenti di strutture già esistenti. La città cresce su sé stessa, costruendo sul costruito, in un’ottica di rigenerazione urbana.

É necessario quindi un generale ripensamento del ruolo pubblico nel settore, che tenga però conto di tre linee guida fondamentali.

La prima è il ruolo irrinunciabile delle città. Sono considerate anche dall’Unione Europea come quei luoghi dove la frequenza delle interazioni tra le persone produce ricchezza. Nelle aree urbane si concentrano oltre i due terzi della popolazione europea e si genera fino all’85 per cento del Prodotto interno lordo. Per questo un’amministrazione non può abdicare a una governance del proprio centro urbano.

La seconda coincide proprio con l’obiettivo dell’azzeramento di consumo di suolo, come definito a livello europeo con una specifica Strategia tematica già nel 2006. In questa direzione vanno le politiche di questa amministrazione, concretizzate in una apposita variante lo scorso settembre. San Donà, peraltro, in questo caso ha anche anticipato una tendenza più generale. Sulla stessa linea si pone anche un analogo progetto di legge regionale.

La terza è la necessità che l’urbanistica si pieghi alle ragioni del sociale. L’obiettivo  è superare un welfare basato su uno stato che raccoglie e distribuisce risorse tramite trasferimenti monetari. Il cosidetto modello bancomat. Serve un welfare che sia in grado di rigenerare le risorse disponibili, responsabilizzando le persone che ricevono aiuto. L’obiettivo è aumentare il rendimento degli interventi del sociale a beneficio dell’intera collettività. Il passaggio a questo nuovo approccio diventa una strategia per governare il futuro. Se cambia la nostra vita cambia anche la città. Serve un nuovo approccio per la costruzione delle case, dei luoghi di lavoro, degli spazi di socializzazione.

E l’esperienza sandonatese diventa argomento di studio anche da parte dell’Università di Padova. Un Master, condotto dalla professoressa Patrizia Messina, è in visita alla città proprio per analizzarne i progetti di riqualificazione. Per dare uno sguardo, in anteprima, alla San Donà di domani.

Andrea Cereser

sindaco per San Donà di Piave

 

San Donà di Piave, 27 febbraio 2017