21 aprile 2017

Il Comune di San Donà di Piave nella cura del verde pubblico ha rinunciato ai prodotti a base di glifosate. Si tratta del principio attivo più utilizzato, almeno per un trentennio, come erbicida. Negli anni si sono fatti sempre più forti i sospetti sui rischi connessi al suo uso. Da una parte la Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha ritenuto probabile la sua cancerogenicità. Dall’altra una direttiva comunitaria ha rilevato la sua sospetta pericolosità. Fino al decreto del Ministero della Salute di revoca delle autorizzazioni al suo impiego, fatto proprio, a cascata, dalla Regione Veneto che ne ha definito gli indirizzi.

È un argomento che interessa profondamente San Donà di Piave, con i suoi 130 ettari di verde pubblico tra le città più green in Italia. Facciamo un paragone: una delle città modello per la cura del verde in Italia, Bolzano, conta 125 ettari di verde. Meno di noi quindi. Nonostante una popolazione di oltre 100mila abitanti contro i nostri 42mila. Poi a curare il verde bolzanino provvedono 38 giardinieri, 5 tecnici e 3 impiegati amministrativi. A San Donà c’è un tecnico e 8 giardinieri, che ringrazio per il loro impegno. Tanto per dare la misura della cura richiesta da un grande valore per la città quale è il nostro patrimonio verde.

Questo sarà il primo anno, quindi, in cui il glifosate non verrà utilizzato. Gli effetti di questa rinuncia sono facilmente prevedibili. In tutte le aree pavimentate, dai marciapiedi alle piazze ai cimiteri, dove il prodotto veniva utilizzato per la lotta a vegetali ritenuti infestanti, questi ultimi avranno maggiori possibilità di proliferare. Tutti gli altri mezzi alternativi di contrasto, infatti, sono meno efficaci.

Dall’estirpazione manuale o con decespugliatore, all’utilizzo del fuoco fino all’impiego di acido pelargonico, quest’ultimo prodotto di sintesi di origine naturale, nessun sistema può essere efficace quanto un diserbante che uccide la pianta dalla radice. E che però può penetrare nel terreno fino a raggiungere le falde acquifere.

Avere qualche erbaccia in più è una controindicazione accettabile. Porta più problemi un ciuffo d’erba o il rischio di un tumore? Nonostante non vi sia ancora certezza sull’effettiva pericolosità del glifosate, i dubbi sollevati in ambiente scientifico giustificano il principio di precauzione alla base del divieto. Un divieto che come Comune accogliamo volentieri, sperando così di fare qualcosa di concreto per la salute di tutti.

Analogo principio si applica alle infestazioni di insetti e di parassiti. Il recente Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, anche in questo caso ripreso dalla Regione Veneto che ne ha definito gli indirizzi, impedisce l’uso di qualsiasi prodotto fitosanitario in ambito urbano, anche quelli biologici, su alberi, cespugli e fiori.

Quindi ci dovremo tenere talune infestazioni di parassiti, magari antiestetici ma innocui per l’uomo e l’ambiente, come la recente presenza di larve di tentredine del frassino segnalata al Bosco Fellini. La domanda, infatti, è sempre la stessa: meglio sopportare un innocuo bruco, o rendere più probabile l’incidenza di un tumore?

 

 

Andrea Cereser

sindaco per San Donà di Piave

 

San Donà di Piave, 21 aprile 2017